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Bordeaux – Marzo 2016

Io e Tommaso decidiamo che è arrivato il momento di andare a trovare Gianluca.roma1

Gianlu è un simpatico ragazzo aretino (https://www.youtube.com/watch?v=y1OkCqKT-Cg), collega di studi universitari, che si trova a Bordeaux per un MBA Wine, Marketing and Management (pomposo nome utilizzato da scuole che invece che innalzare il livello qualitativo dell’insegnamento preferiscono accozzare nomee che nemmeno gli hashtag sui sociali).

Arrivo a Roma in tarda serata e mi avvio verso “la Baldu” (quartiere Balduina in Roma dove vive Tommaso…tra gli altri…)

Birretta in un bar di dubbio gusto, giretto veloce e letto.

– L’indomani –

Prendiamo il volo dei poracci con Ryanair. Come sempre al gate caos e le solite facce annoiate e altezzose. Non capisco questa ostentata superbia. Sei in fila per un aereo che nemmeno la seconda classe del regionale Ancona-Taranto, con il trolley preso con i punti raccolti faticosamente da tua madre alla Conad e hai quella faccia da cazzo da cittadino del mondo. Nemmeno Chatwin al centesimo viaggio in Patagonia aveva questo atteggiamento.

Le ruote dell’aereo scendono, l’immancabile applauso e siamo a Bordeaux.

Uscendo dal gate vediamo Gianlu che sorride e penso sia la prima volta che qualcuno mi viene a prendere in aeroporto; ha affittato un’auto in cui notiamo subito strani graffi sul cruscotto. Cosa che facciamo notare all’addetto che però ci tranquillizza. O almeno questo è quello che capiamo noi. (Sicuramente al ritorno ci farà pagare un’aggiunta (mangiarane)). Guida Gianlu. E qui si potrebbe parlare per ore ma eviterò.

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Prima tappa enogastronomica. Arriviaostriche2mo nella zona marittima di Arcachon. Visitiamo le baracche degli allevatori di ostriche. Coltello Laguiole che si inserisce sicuro e apre le ostriche. Limone, pane e burro. Un’immagine questa che sovrasta l’arrogante elitarietà delle ostriche e degli ambienti in cui viene consumata e $$$pagata$$$. Qui solo un frutto del mare mangiata con le mani mentre si lavora. Un bianco “standard” leggero, fruttato. Fa il suo dovere. La persistenza aromatica prova a pulire il mare che sentiamo in bocca.

Con la spensieratezza che solo il vino ti può dare in un giorno lavorativo infrasettimanale mentre sei in terra straniera, ripartiamo alla ricerca della grande “Dune de Pyla” mentre il vento dell’atlantico ci fa guardare all’orizzonte e ci fa sentire più risoluti.

Mai in vita mia avevo visto una montagna di sabbia così a ridosso del mare. Uno spettacolo.

Le chiacchiere lasciano spazio a silenzio e introspezione (mai vero). Il sole tramonta e torniamo verso Bordeaux parlando delle degustazioni che ci attendono l’indomani. Attacco il cellulare alla radio della macchina per tenere sveglio Gianlu. Ricordo di non avere canzoni sul cell ad esclusione di “Domani” canzone che Itunes regala di default. In loop per un centinaio di km nel buio francese.

Arrivati in città ci fermiamo in un’accogliente enoteca a comprare un po’ di scorte per le serate.

Dovete saper che Gianlu, quello di stanza a Bordeaux, è riuscito ad accaparrarsi una casa con jacuzzi riscaldata in giardino. E ci è riuscito con i mezzi per cui noi italiani siamo famosi in tutto il mondo: gentilezza, educazione e mafiose intimidazioni.

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La prima bottiglia finisce subito.

È tempo di asciugarci e pensare alla cena.

Guardo Gianlu che cucina. Si muove sicuro e ordinato. Conosce i prodotti, li rispetta. È uno spettacolo vederlo cucinare e anche se lui non lo vuole ammettere e anche se mi ripete che non ci lavorerà mai in una cucina, io spero che prima o poi capisca che una vocazione andrebbe seguita (ricordate De Andrè nella “Città vecchia”?) (citazione “colta” per umidi like).

Se ne esce con una struggente carbonara stile Roscioli che ci rinfranca.

(https://www.facebook.com/RoscioliRistoranteSalumeria/?fref=ts)

Intanto ci spiega la chimica in cucina e la sua importanza. Ci parla di Dario Bressanini (https://www.facebook.com/dario.bressanini.public/) e di quanto le temperature facciano la differenza.

La notte scorre lenta come le lacrime sui nostri bicchieri. Si parla di Bordeaux, di Cabernet e di Merlot.

Apriamo l’ennesima bottiglia e sono rapito. Prezzo accessibilissimo e tutto Bordeaux al suo interno.

L’eleganza è Bordeaux. Bordeaux è l’eleganza. Un tannino che stoppa un’abbondante salivazione data da una giovanile acidità. Bellissimo. Un tannino che sa chi è e cosa vuole diventare. Un’entrata in bocca setosa, morbida, avvolgente. Un vino lunghissimo.

 

– L’indomani dell’indomani –

 

Sveglia ore 8. Adesso si inizia a fare sul serio.

Ci attendono in ordine:

– Chateau Palmer

– Chateau Margaux

-Chateau Leoville Poyferre

-(forse) Chateau Latour

Ore 9 entriamo a Chateau Palmer. Campo poi cantina poi degusta. Spiegazioni in inglese e francese tutto molto base senza sofismi.

Non ho alcuna intenzione di spiegare cosa sia e cosa rappresenti Bordeaux. Non ne ho le capacità e nemmeno la voglia. Leggete qua:

http://www.diwinetaste.com/dwt/it2004012.phpalter-ego

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Siamo nel Médoc, comune di Margaux, cuore della regione vitivinicola di Bordeaux, una terra dove Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, trovano il loro terroir d’eccezione. In particolare questo Chateau utilizza una percentuale di Merlot più alta rispetto ai tanti vicini di casa.

Direttore generale ed enologo è Thomas Duroux, ex enologo di Ornellaia; la tenuta si estende per circa 52 ettari ed è caratterizzata da terreni fortemente ghiaiosi.

Iniziamo con il loro “base” Alter Ego 2012 (53% Cabernet Sauvignon, 41% Merlot e 6% Petit Verdot): vino incredibilmente giovane. Al naso esprime un frutto esuberante, croccante, al quale fanno da eco sensazioni di vaniglia, cannella e viola. In bocca il vino è caldo (forse c’è ancora un filo di alcol che si deve integrare) e si espande al palato seducente, fruttato, equilibrato, persistente, anche se una leggera nota amarognola finale fa trasparire, ancora una volta, una giovinezza che verrà modulata nel tempo.

Si prosegue con Chateau Palmer 2006 (53% Cabernet Sauvignon, 40% Merlot e 7% Petit Verdot), e qui si apre un mondo.

Figlio di una annata mediamente calda e secca il Palmer 2006 è il risultato di uve perfettamente mature e con una carica di zuccheri importante. Rubino carico, intenso, al naso esplode letteralmente con note di marasca, prugna secca, spezie orientali, legni di sandalo, violetta, tabacco. Grande complessità e opulenza che troviamo anche in bocca dove setosi tannini ti fanno dimenticare il circostante. Una bevuta indimenticabile.

Esco emozionato da quel Chateau Palmer del 2006.

Riprendiamo l’auto e dopo poco eccola da lontano. La cantina per antonomasia. Il sogno di ogni winelover (questa parola mi fa venire i conati non riesco a pronunciarla). Il vino più bevuto nei film. Vino, al pari della Recherche di Proust, più citato che bevuto.

Chateau Margaux

E’ una delle Aziende più straordinarie del mondo. La svolta avvenne con Pierre de Lestonnac tra il 1572 e il 1582. Egli infatti cambiò la produzione da cerealicola a vitivinicola. Già alla fine del XVII Secolo l’azienda, diventata nel frattempo Chateau Margaux, occupava una superficie di 265 ettari. Seguirono gli eredi ed altri proprietari. Nel 1977 passò nelle mani del magnate greco André Mentzelopoulos. Con lui arrivarono i grandi investimenti, con la sua grande passione per il Vino insieme al lavoro del maestoso Enologo Emile Peynaud. Furono migliorate, ancora di più, le vigne e la produzione. La gran mole di lavoro ebbe come risultato la straordinaria Annata del 1978. Oggi la proprietà è ancora della famiglia Mentzelopoulos. Dei circa 200 ettari di vigne dello Chateau Margaux il 75% è Cabernet Sauvignon, il 20% Merlot, il 2% di Cabernet Franc e Petit Verdot, altri 12 ettari sono impiantati a Sauvignon Blanc. La produzione annuale si aggira su 150.000 bottiglie di Chateau Margaux, 200.000 del secondo vino il Pavillon Rouge du Chateau Margaux e circa 35.000 del Pavillon Blanc du Chateau Margaux.

In degustazione c’era il Chateau Margaux Pavillon Rouge. Un terzo del raccolto è destinato al vino principe “Chateau Margaux”, appena il 30% per il Pavillon Rouge e il resto è diviso tra il terzo e il quarto vino. La qualità del Pavillon Rouge è molto più vicina a quella del primo vino perché le particelle che lo compongono partecipano tutte all’assemblaggio di Château Margaux.

Non avendo mai bevuto uno “Chateau Margaux” non saprei dire di quanto si discosti. Questo Pavillon Rouge del 2007 è stato un vino difficile.

Naso con una complessità che disorienta. Intenso e fine. In bocca però quell’equilibrio e quell’armonia non la trovo più. Ha naturalmente, come i migliori Bordeaux, quel tannino perfetto e quella lunghezza incredibile ma con un finale troppo amaricante che un po’ delude.  Non trovo quella pulizia che avevo trovato all’olfatto. Passeggio per la tenuta pensandoci su.

Lasciamo una cattedrale del vino mondiale, ci spostiamo per un pranzo frugale prima di arrivare a Chateaux Leoville Poyferré.

 

Château Léoville è uno dei più antichi Chateau del Medoc. Diviso in due proprietà durante la rivoluzione francese, Las Cases et Poyferré, Château Poyferré si afferma come uno dei più prestigiosi della regione di Saint-Julien, da quando, nel 1855 il loro vino diventa Deuxième Cru nella classifica dei Grands Crus Classés del 1855.

Dal 1979 questo Château è di proprietà della famiglia Cuvelier, che ha ampliato i vigneti da 48 ettari a 80 ettari, e ha portato innovazioni importanti nelle storiche cantine, ottenendo la massima estrazione del colore e degli aromi dalle uve.

Come uvaggio abbiamo 62% Cabernet Sauvignon, 32% Merlot, 6% Petit Verdot.pavillon2

In degustazione:

Pavillon de Leoville Poyferré 2008

Chateau Moulin Riche 2009

Chateau Leoville Poyferre 2011

Le caratteristiche di base le ritrovo in tutte e tre le bottiglie. Vini maschi, ricchi, e con una concentrazione unica. Il colore soprattutto nell’annata 2009 gli regala un’eleganza difficile da trovare in altre annate. Struttura possente.

Ed è del 2009 che voglio parlarvi. Chateau Moulin RIche 2009 è anch’esso un vino indimenticabile.

Impenetrabile. Naso balsamico e speziato. In bocca travolge. Mentre bevo mi si chiudono gli occhi. Dovrei bere il prossimo bicchiere di vino tra una settimana per godermi questa lunghezza incredibile. Equilibrato, pulito. Una coerenza e un’armonia commovente tra esame visivo, olfattivo e gusto-olfattivo. Elegantissimo.

degustazione1Salutiamo gli amici del master con cui abbiamo condiviso questa giornata. A Chateau Latour non riusciamo ad andare, è tardi e dobbiamo rientrare verso casa.

degustazione2

Ad ogni sguardo fuori dal finestrino scorgi uno Chateau. Chilometri di viti. Piante basse e terreni ghiaiosi.

L’importanza e la cura che danno alla singola pianta è commovente.

Prima di rientrare di nuovo enoteca a cui riportiamo due bottiglie (su 4) difettate dal tappo.

Il proprietario ci invita a sederci e risentiamo i vini tutti insieme. Ammette il difetto e rendiamo le due bottiglie. Compriamo altre tre bottiglie e lui ce ne regala una. Vive la France!

Cosa mangiamo? Andiamo al supermercato e l’attenzione ricade sulla lingua. Facciamo due maionesi: una classica e l’altra all’aglio. La lingua a mollo per quattro ore e una volta pronta la serviremo con ad una purea e una salsa verde.

Jacuzzi due bottiglie di vino. Promiscuità sessuale.

Vi parlo del Chateau Pessac Léognan 2007. Finalmente un vino bianco.

Tra vari cambi di destinazione e di proprietari, dal 1999 la vigna ha riconquistato il posto che meritava. Siamo a Graves a sud dell’agglomerato urbano di Bordeaux. I Cru Classés Pessac-Léognan si caratterizzano per eleganza e armonia e coniugano la morbidezza di un Saint-Emilion con la forza di un Médoc. Sono vini fruttati che spesso meritano un lungo invecchimento.

L’annata 2007 è caratterizzata da condizioni climatiche non ottimali. La vigna, di 23 ettari totali, ha 4 ettari destinati ai vitigni bianchi soprattutto Semillon (45%), Sauvignon Blanc (38%), Sauvignon gris e Chardonnay.

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Questo bianco ha una morbidezza incredibile. Vinificazione in botti nuove e 12 mesi di affinamento sulle fecce con agitazione regolare. Malolattica “spinta”. Ha un naso complesso, frutta croccante e terziari. Lunga persistenza. Quanto sono pochi tre giorni a Bordeaux.

Finiamo la cena e siamo “belli al dente” come dice Gianlu: complice il vino e la stanchezza. Prendiamo Uber e precipitiamo nella fredda notte francese. Festa in appartamento poi ad una festa su una barca al molo (https://www.youtube.com/watch?v=fS2VV9kMmHU)

 

 

 

 

Un po’ ingolfati dal vino decidiamo di passar al Gin, e naturalmente non un Gin qualsiasi: http://www.sabatinigin.com/. Il Sabatini Gin è un premium Gin aretino. Nove i botanicals presenti nel Sabatini Gin e tutti di provenienza rigorosamente toscana: ginepro, coriandolo, iris, finocchio selvatico, lavanda, foglie di olivo, timo, verbena e salvia. La maggior parte dei botanicals è costituita da piante spontanee raccolte nelle proprietà dei Sabatini a Teccognano sulla collina di Cortona mentre il ginepro è raccolto in diverse zone della regione. Il processo è per infusione e la distillazione e l’imbottigliamento sono stati affidati alla Thames Distillers Ltd. di Londra, l’azienda della rinomata famiglia Maxwell che da oltre 300 anni distilla alcuni tra i più apprezzati Gin del mondo.

Davvero un grande prodotto made in Italy.

È molto tardi quando rientriamo e un po’ casualmente mi ritrovo a letto. In questo momento non ho funamboliche vette di pensiero ma mi accorgo di lontani sentori vinosi bevuti in giornata. Mi addormento sereno.

– Ultimo giorno –

La sveglia suona tardi per riappropriarci delle minime facoltà mentali che ancora residuano. Visitiamo la città di Bordeaux. Ha un’austera eleganza che a me piace sempre. Ci rivedo Torino e Vienna. La zona fluviale invece mi ricorda Trieste, grandi spazi e monumenti.

Qualche foto hipster per fare capire che stiamo dalla parte giusta (o sbagliata, insomma dove volete voi). Mangiamo al grande mercato coperto. Tutto il crudo di pesce che la pescheria non ha ancora venduto. Dal banco al piatto solo con una spruzzata di limone. Una bontà accompagnata da due cremant molto easy solo per non farci mancare nemmeno le bollicine (niente di trascendentale).

Rincasiamo. Salutiamo e ringraziamo Gianlu per la proverbiale accoglienza. Lasciamo la macchina, senza sovrapprezzi (vedi a volte i preconcetti), e si ritorna verso l’italia.

In aereo, mentre Tommaso mi russa vicino in preda a sintomi influenzali di varia natura (dovuti alla sua vita dissoluta votata ai piaceri carnali) penso a questi tre giorni.

Piacevolmente sorpreso di non aver dovuto pagare alcun biglietto di ingresso. Naturalmente è stato determinante essere andati in compagnia dei ragazzi della scuola di Bordeaux. Facendo un volgare calcolo meramente economico si parla di bottiglie che vanno da un minimo di 90,00€ ai 200,00€ di Chateau Margaux quindi non proprio bruscolini.

Atterriamo a Fiumicino consapevoli di essere stati in prima linea. Nell’alveo dei migliori, leggende vere a cui mi sono approcciato forse troppo presto nella mia vita da “bevitore consapevole”.

Io penso questo, Tommaso è concentrato a sopravvivere. In questo momento è verde.

Penso che in contesti come questi servono alle spalle tante bevute, tante ore di navigazione prima di affrontare certi fuoriclasse. Sicuramente non ho colto tutto. È stato comunque didattico, istruttivo.

Mi porto a casa la piacevolezza, la rotondità e la pienezza del vino.

Ecco Bordeaux mi ha trasmesso questo: opulenza ed eleganza.

Ora devo organizzare per andare in Borgogna.

À tout à l’heure.

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